Morale, doppia

Per ben due volte in una settimana, l’ultima ieri, D’Alema ha chiesto a Monti di non candidarsi. Per ragioni morali: aver accettato la nomina a senatore a vita e l’incarico tecnico di presidente del Consiglio lo impegnerebbe “moralmente” a stare al di fuori della competizione. A suo dire, i cittadini non lo capirebbero, se si candidasse contro la principale forza che lo ha sostenuto.
16 AGO 20
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Per ben due volte in una settimana, l’ultima ieri, D’Alema ha chiesto a Monti di non candidarsi. Per ragioni morali: aver accettato la nomina a senatore a vita e l’incarico tecnico di presidente del Consiglio lo impegnerebbe “moralmente” a stare al di fuori della competizione. A suo dire, i cittadini non lo capirebbero, se si candidasse contro la principale forza che lo ha sostenuto. Anche Monti ha fatto ricorso alla stessa paroletta magica: si sente, pare, “moralmente” impegnato a scendere in campo per non vanificare i sacrifici fatti dal paese. Deve essere proprio una morale doppia o per lo meno assai elastica se, nella stessa circostanza, porta la stessa persona a scelte diametralmente opposte. Anche nei paesi in cui hanno corso, vedi Germania, le esperienze di Grande coalizione sono l’eccezione e non la regola: dopo, si torna allo scontro aspro. E non si vede per quale morale debba starne fuori proprio colui che in Italia e in Europa è visto come unico simbolo e mallevadore del governo uscente. Non ha importanza chi lo ha sostenuto, chi ha votato i singoli provvedimenti: per le condizioni eccezionali in cui è nato il governo, non contano le maggioranze, conta Monti e solo Monti. D’Alema non lo vuole perché ha bisogno di spazio vitale, pensa a un Pd che faccia scorrerie nel campo moderato e riesca così a non farsi condizionare oltre il lecito dalla sinistra interna ed esterna: lo dicano chiaramente, lui e Bersani, e ci dicano anche a quali pericoli andiamo incontro se questo non dovesse avvenire. Monti, invece, dica chiaramente che ha l’ambizione legittima di provare a riuscire dove tutti hanno fallito, e molta inquietudine per un governo che dietro la facciata europeista potrebbe nascondere malumori, cose non dette, rimozioni. Di morale qui non c’è nulla: questa è politica e pure pesante.